Informazioni utili

Il rapporto economico 

Gli Enti titolari o delegati corrispondono agli affidatari, indipendentemente dalla loro condizione economica, una somma mensile per il mantenimento del minore, come stabilito dall’art.80 della L.184/83 sostituito dall’art. 38 della L.149/01 e dal punto 7 della direttiva regionale 1378/2000.


La copertura assicurativa

Gli Enti titolari o delegati che hanno in gestione l’affidamento familiare stipulano un contratto di assicurazione per coprire eventuali danni dei quali può essere vittima il minore o che lo stesso può arrecare a terzi, compresi gli stessi affidatari; in merito a ciò, gli Enti ne daranno adeguata informazione.


L’iscrizione nello stato di famiglia

L’iscrizione nello stato di famiglia viene disposto dal Tribunale per i Minorenni.


Le decisioni urgenti di carattere sanitario

Gli affidatari sono tenuti ad assumere le decisioni più opportune, in caso di necessità ed urgenza, per salvaguardare la salute del minore loro affidato (ad es. ricovero o altri interventi d’urgenza) dandone, appena possibile, comunicazione al Servizio. Successivamente l’autorità sanitaria che prende in cura il minore valuterà se richiedere l’autorizzazione del tutore o di chi esercita la potestà per proseguire le cure o per le ulteriori indagini da effettuare.


La scuola

Il percorso scolastico del minore affidato (iscrizione scolastica, cambiamento di scuola, di classe, ecc.) deve essere concordato tra gli affidatari, il Servizio Sociale competente e con la famiglia naturale. Il Servizio provvede ad attivare eventuali richieste di priorità e/o gratuità previste dalle strutture scolastiche territoriali a favore del minore (retta asilo nido, retta scuola materna, mensa scolastica, ecc.) e si impegna inoltre ad inviare comunicazione formale alla scuola in merito all’ affido familiare del minore, indicando la famiglia affidataria che farà le veci dei genitori (per giustificazioni e autorizzazioni varie) e l’operatore sociale di riferimento.
Gli affidatari devono mantenere i periodici contatti con gli insegnanti circa l’andamento scolastico e partecipare il più possibile alle attività che la scuola propone per i genitori.
In quest’ottica gli affidatari partecipano all’elezione degli organi collegiali (DPR 416/74, art.19, comma 2°), a tale riguardo si segnala che, sulla base delle ordinanze del Ministero della Pubblica Istruzione (OM n° 215, 216, 217 del 1991), non viene prevista la possibilità per i genitori affidatari di essere eletti in tali organi.


Gli assegni familiari

Per gli affidamenti disposti dagli Enti Locali, previo consenso dei genitori del minore, il Giudice Tutelare, nel rendere esecutivo l’affidamento, può prevedere, in relazione alla durata dello stesso, l’erogazione degli assegni familiari a favore dell’affidatario, qualora la famiglia rientri nelle fasce di reddito per le quali sono previsti. Per gli affidamenti disposti dal Tribunale per i Minorenni è il Tribunale stesso che deve prevedere nel decreto tale diritto. ( art. 38 della legge 149/01 che sostituisce l’art 80 della legge 184/83).
La materia degli assegni familiari, disciplinata dal decreto presidenziale 797/55 all’art. 3, già prevede il diritto degli affidatari agli assegni familiari. In base a tale norma e agli art. 38 e 39 dello stesso decreto, l’affidatario presentando al datore di lavoro il proprio stato di famiglia da cui risulta l’iscrizione del minore in affidamento, corredato dal provvedimento giudiziario o amministrativo, può ottenere dal datore di lavoro automaticamente gli assegni, essendo compito di quest’ultimo comunicare all’I.N.P.S. le variazioni relative a quel lavoratore.


Le detrazioni d’imposta

Sono applicabili agli affidatari le detrazioni d’imposta per carichi di famiglia, purché l’affidato risulti a carico ( DPR n. 917/86 art. 12) e ciò sia comprovato da un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Anche questa possibilità va richiesta e dovrà essere disposta dal Giudice Tutelare nell’affidamento consensuale e dal Tribunale per i Minorenni nell’affidamento giudiziario.


La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori affidatari

La nuova legislazione per il sostegno della maternità e della paternità, legge 53/2000, capo II, art. 3 “congedo dei genitori” punto 5 e in particolare il decreto legislativo del 26 marzo 2001 n. 151 “ Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’art.15 della legge 8 marzo 2000, n.53 “ e della circolare INPS n.109 del giugno 2000 punto 1.2 “genitori adottivi e affidatari”, stabiliscono che i genitori adottivi ed affidatari (con affidamento pre-adottivo o temporaneo) hanno gli stessi diritti, le stesse opportunità, le stesse tutele previste per i genitori naturali in materia di congedo di maternità, congedo di paternità, congedi parentali, congedi per la malattia del figlio e congedi per riposi giornalieri.
Cambia solo la decorrenza dei congedi, dal momento che si deve fare riferimento alla data dell’ingresso del bambino nel nucleo familiare e cambia l’età massima del bambino.
Se i genitori sono affidatari di un bambino handicappato in situazione di gravità accertata e lavorano entrambi, hanno i diritti previsti dall’art. 33 della legge 104 del 5/2/1995.


L’indennità di maternità e di paternità per lavoratrici e lavoratori autonomi

L’indennità economica che non comporta l’obbligo di astenersi dal lavoro. In caso di affidamento non preadottivo (temporaneo) l’indennità spetta per un periodo di 3 mesi da fruire entro 5 mesi dall’affidamento del minore.


L’indennità per congedo di maternità e di paternità alternativo (per dipendenti)

Per l’affidamento temporaneo (non preadottivo) spetta per un periodo di 3 mesi fruibili entro 5 mesi dalla data di affidamento del minore (così come indicato dal Testo Unico sulla maternità e paternità all’art 26 comma 6), può essere fruito in modo continuativo o frazionato (i 3 mesi sono fruibili dalla mamma, e in determinate condizioni dal papà in sostituzione della madre).

 

Il periodo di congedo è retribuito all’80% dall’inps (potrebbe essere che il proprio CCNL di riferimento preveda l’integrazione del 20% a carico dell’azienda, ciò porterebbe la retribuzione del congedo di maternità/paternità al 100%).

 

Esistono poi il congedo di paternità obbligatorio (solo per dipendenti), il congedo parentale (sia per autonomi che per dipendenti) e l’indennità per riposi giornalieri (solo dipendenti).